La storia del tartufo è affascinante, segnata da credenze, leggende e prestigio culinario che si sono sviluppati nel corso dei secoli. Dall'antichità, quando veniva mangiato già dai Faraoni, alla sua consacrazione in Francia alla tavola di Francesco I, il tartufo nero ha fatto molta strada, evolvendosi da fungo malefico associato alle streghe e al diavolo a prelibatezza di lusso, il "diamante nero" della cucina.
Il tartufo, spesso avvolto nel mistero, era poco conosciuto nel Medioevo e suscitava sia fascino che repulsione. Le credenze popolari, influenzate dal suo aspetto e dal suo habitat sotterraneo, lo associavano alle forze del male. Questa percezione era così forte che persino il clero raccomandava di evitarne il consumo. Tuttavia, trovava rifugio e apprezzamento in luoghi di potere e raffinatezza, come la corte dei papi ad Avignone, dove era apprezzato nonostante le superstizioni.
L'ascesa del tartufo alla fama gastronomica avvenne durante il Rinascimento, in particolare in Francia, dove cominciò a essere promosso come prodotto di lusso. Il tartufo di Borgogna, servito a Francesco I durante la sua prigionia in Spagna, segnò l'inizio della sua ascesa nella gerarchia culinaria. I duchi di Borgogna, riconoscendone il valore, accettavano persino il tartufo come pagamento, a testimonianza della sua importanza economica e sociale.

Jean Anthelme Brillat-Savarin, con la sua opera "Fisiologia del gusto" pubblicata nel 1825, ha avuto un ruolo cruciale nell'elevare il tartufo al rango di "diamante nero" della cucina. La sua famosa citazione sul tartufo: "Il tartufo non è un afrodisiaco positivo, ma può in certe occasioni rendere le donne più tenere e gli uomini più amabili", associata al piacere e alla golosità, conferma lo status lussuoso di questo fungo e sottolinea il suo ruolo nel risvegliare i sensi e i desideri.
Nel XIX secolo il tartufo divenne un simbolo della gastronomia borghese, apprezzato non solo per il suo gusto unico ma anche per la sua aura di lusso e mistero. In questo periodo si sviluppò anche la tartuficoltura, in particolare grazie a Joseph Talon nel Vaucluse, che comprese la simbiosi tra la quercia e il fungo, aprendo la strada a una produzione più sistematica e alla diffusione della tartuficoltura.

All'inizio del XX secolo, l'industria vinicola francese fu profondamente sconvolta dall'invasione della fillossera, un afide originario del Nord America che devastò i vigneti europei a partire dalla fine del XIX secolo. La crisi della fillossera, che raggiunse il suo apice tra il 1870 e il 1890, portò a una profonda ristrutturazione della viticoltura francese. I viticoltori furono costretti ad adottare nuove pratiche, tra cui l'innesto di varietà europee su portainnesti americani resistenti alla fillossera. La crisi ha avuto un impatto inaspettato anche sulla produzione di tartufi. In alcune regioni, in particolare in Provenza e nel Sud-Ovest, l'abbandono dei terreni viticoli o la loro conversione in tartufaie ha stimolato questa attività. I terreni gessosi e ben drenati, ideali per la coltivazione della vite, si sono rivelati ideali anche per la coltivazione del tartufo.

